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Negli ultimi anni della sua vita CARL GUSTAV JUNG aveva perso completamente il senso della realtà.

Passava il tempo sotto un albero a “parlare” con il “LIBRO DELLE MUTAZIONI”, l’I’CHING.

Interpretava tutti gli avvenimenti casuali, un volo di uccelli, il ritrovamente di un pesce morto sulle rive del lago, come SEGNI provenienti dall’INCONSCIO COLLETTIVO.

Del resto anche FREUD, REICH, LACAN alla fine della loro vita hanno dato di "matto".

Credo che chiunque cerchi di viaggiare nell’inconscio “SENZA UNA MAPPA PRECISA”, finisca per perdersi.

Il lavoro di Jung sui Mandala secondo me è estremamente pericoloso.

I tibetani studiano la psiche umana da migliaia di anni e i loro Mandala (che vuol dire PALAZZO) sono sia una rappresentazione del cosmo secondo la scienza antica  sia una mappa per entrare ed uscire a piacimento dall’inconscio.

I loro simboli geometrici hanno lo stesso significato per tutti gli indoeuropei perché rappresentano la loro evoluzione culturale. Facciamo un esempio stupido: i nostri progenitori inizialmente si esprimevano graficamente con i pittogrammi.

Per rappresentare una donna se ne stilizzavano il pube ed i seni. Due cerchi ed un triangolo. Col tempo, per ragioni di spazio rimase solo il triangolo, che i mercanti fenici trasformarono in una specie di “D”. Guardando un triangolo disegnato in un MANDALA io avrò tutti gli strumenti culturali per poter “intuire” che rappresenta l’energia femminile.